“Ciao papà,sono Letizia,tua figlia,ho quasi 20 anni e un giorno spero di riuscire a perdonarti” cosi’ si concludeva la lettera che decisi di pubblicare il 4 dicembre del 2017. E’ stato un atto di pura liberazione,perché finalmente ero riuscita ad esprimere cio’ che non ero mai stata capace di dire e che mi aveva sempre oppressa. Non mi aspettavo che tu venissi a conoscenza del mio blog e tantomeno della mia lettera. Non pensavo nemmeno lontanamente che tu potessi leggerla,ci speravo,lo ammetto,ma non ci credevo. Non volevo illudermi,ne’ rimanere delusa,e per tali ragioni preferivo non fantasticare. Un pomeriggio d’inverno però qualcosa e’ mutato. Era ormai trascorsa una settimana dalla pubblicazione della mia lettera,quando all’improvviso ho sentito squillare il telefono. Nonostante fossi presa dal panico totale,ho risposto. Eri tu. Ci siamo salutati,e poi abbiamo conversato pochi minuti,giusto il tempo per programmare un giorno in cui vederci,e terminare cosi’ la nostra conversazione.È stato tutto veloce,al punto tale da non rendermi nemmeno conto di ciò che era appena accaduto. Dopo aver concluso la telefonata,mi ricordo di essere stata colta da una forte emozione mista a paura,e gioia. Avevo gli occhi lucidi. Ero felice ma contemporaneamente non sapevo che cosa dovessi e potessi aspettarmi da quella cena.
Quando ci siamo incontrati,ogni cosa si è susseguita nel modo più naturale possibile. Quella sera abbiamo affrontato molteplici argomenti uno diverso dall’altro,senza mai fermarci. Abbiamo parlato tanto.Entrambi dovevamo aggiornarci sulla vita altrui e sui cambiamenti che vi erano stati durante gli anni di cui nessuno dei due era a conoscenza,perché tu improvvisamente avevi scelto di andartene. In tutto questo tempo ti sei perso molti eventi. Non ci sei stato nella mia adolescenza,ne’ quando ho compiuto diciotto anni. Il nove maggio avrei preferito leggere sullo schermo del cellulare solo un tuo messaggio al posto invece di tutti quegli auguri che avevo ricevuto. Erano moltissimi e con frasi piene di affetto,ma nessuno era stato inviato da te. Non ci sei stato a festeggiare insieme a me i miei pochi traguardi,ne’ il giorno in cui ho conseguito il diploma e neppure quando mi sono vista precipitare il mondo addosso. Non ci sei mai stato. Accanto a me è rimasta la mamma. Sempre. Lei c’è stata in ogni singolo istante. Mi ha sopportata,supportata, ascoltata,capita,difesa,abbracciata,rimproverata e consigliata. Ha condiviso con me gioie e dolori.Mi ha lasciata libera di decidere,anche nei momenti in cui era cosciente che stessi sbagliando. Mi ha insegnato a credere nei miei sogni,a pormi degli obiettivi,e anche a levigare quello scudo di ferro che mi ha resa impenetrabile. Lei mi ha cresciuta sotto ogni singolo aspetto. Sebbene non glielo dica mai,perché proprio come te faccio fatica a esternare le mie emozioni che mi provocano disagio e mi rendono impacciata,è stata ed è tuttora il mio punto di riferimento,è il capostipite della nostra famiglia. Se sono la persona che sono diventata,è soprattutto grazie a lei. Quindi mamma:grazie per tutto ciò che sei stata in grado di darmi. Grazie per aver camminato accanto a me,e per aver cercato di colmare i vuoti che,tu papà,avevi lasciato.
Per molti anni sei stato assente,ma ora sei tornato e insieme stiamo cercando di costruire un rapporto. Non è semplice ma ci stiamo provando. Sono contenta che tu ci sia,poiché ora sono un po’ più sollevata;lo stesso sollievo che ho provato quando tu in macchina parlando del mio futuro, mi hai detto:” puoi essere chi vuoi,non devi farlo per me,io sarò contento ugualmente,qualsiasi cosa dovesse succedere”. In quell’attimo il nodo che avevo sempre tenuto stretto,si è sciolto,perché per la prima volta ho compreso che avrei avuto il tuo sostegno, la tua approvazione. Nonostante ciò continuavo a credere di dover dimostrare a te e alla mamma che anche io potevo farcela. Volevo raggiungere anche solo la metà dei traguardi che eravate stati in grado di raggiungere voi. Tra i pochi ricordi che ho custodito con estrema gelosia,ci sono le serate passate tutti insieme sul divano a guardare “Dottor House” sentendo te e la mamma che riuscite a capire la diagnosi ancora prima che l’attore stesso l’abbia pronunciata. Sono cresciuta con due genitori a cui nessuno ha regalato mai nulla. Spesso avete dovuto lottare,attraverso anche vie giudiziarie,contro chi tentava di ostacolarvi,farvi tacere,perché denunciavate e mostravate le diverse condizioni di tutti coloro che non svolgevano correttamente il loro lavoro. Sono cresciuta con due genitori che sono diventati entrambi degli ottimi medici e che hanno speso ogni loro singola energia per arrivare dove sono ora,ed io vorrei anche solo essere la metà di ciò che siete voi. Non voglio deludervi,e l’idea che possa succedere,mi sconvolge. Quindi sebbene quella sera le tue parole non abbiano modificato la mia posizione,hanno però cambiato il mio umore,perché per la prima volta in vent’anni mi hai detto che eri fiero di me e che avrei dovuto ragionare su quello che mi rendeva davvero felice. Per molte persone sembrerà assurdo,ma per me quella frase ha avuto un valore rilevante. In teoria dovrebbe essere normale che il proprio padre ti incoraggi,ti aiuti,ti supporti. È vero,ma non nel mio caso. Per me è tutto nuovo,è come se fossi tornata indietro nel tempo e stessi incominciando a compiere i primi passi. Io non ho mai saputo a che cosa equivalesse scherzare,ridere e parlare liberamente con il proprio padre non dovendo convivere con la paura di poter pronunciare una parola fuori posto. Non ho mai sperimentato che cosa significasse trascorrere il Natale senza cosi’ tante diatribe,pianti,urla al punto da arrivare ad odiare quella festa sperando solo che i sorrisi di circostanza,gli abbracci,le finte risate,gli addobbi,i regali cessassero di esistere il piu’ rapidamente possibile. Non ho mai conosciuto la sensazione che si prova nel raccontare al proprio padre le svariate vicissitudini giovanili in un clima sereno,gioioso e con un calice di vino in mano. Non lo so,lo sto scoprendo per la prima volta adesso. Ecco, per questi motivi una o due volte alla settimana dico ai miei amici che non ci sono per alcuna ragione,in quanto devo vedere mio papà e non posso assolutamente rimandare. Per troppi anni sono stata privata del rapporto con mio padre e ora che sto cercando di costruirlo su basi solide,non sono disposta a perderlo una seconda volta.
Sto conoscendo mio padre dopo 12 anni di assenza. Sto scoprendo che siamo più simili di quanto avessi mai immaginato,ma soprattutto sto vedendo quanto impegno lui ci stia mettendo per recuperare il tempo perso.
È vero,non ti nego che spesso mi capita di pensare:”ma se non ti avessi scritto quella lettera,tu mi avresti mai cercata? Se non mi fosse accaduto tutto ciò che mi sta succedendo,avresti avuto ugualmente determimati atteggiamenti ?” Sono domande che mi pongo,e che non trovano mai una risposta univoca,e coerente,ma non importa perché tu ora sei presente ed è ciò che conta.
Sto conoscendo mio padre dopo 12 anni di assenza e per la prima volta riesco a percepire chiaramente la sua preoccupazione nei miei confronti. Sta tentando a modo suo di aiutarmi,vorrebbe che lo ascoltassi,ma soprattutto che lasciassi andare via questo Male,e che iniziassi a parlare. In determinate giornate mi sento soffocare,ma so che lui,così come la mamma,stanno tentando qualsiasi cosa. Loro spesso ritengono che sia una questione apparente,quando in realtà e’ sostanziale. Il vero problema parte dal cervello,ciò che avviene in seguito,è solo una tipica e banale conseguenza di una problematica già preesistente. Cio’ che dovrebbe essere,non e’ e cio’ che non dovrebbe essere,è. Non e’ semplice da capire e soprattutto da esplicare. Come si fa a spiegare che esiste una linea sottile che mi divide tra il dover essere e l’essere realmente ? Come faccio a spiegare che ho elaborato e costruito con estrema attenzione innumerevoli schemi mentali perfetti,perché soltanto in questo modo sentivo di poter appartenere a qualcuno,a qualcosa?. Come faccio? È complesso. Ci sono infiniti fili intrecciati,aggrovigliati,annodati che prima o poi però cesseranno di essere un’enorme matassa. Verranno sciolti, ma da me soltanto. Nella mia vita ho imparato a non chiedere aiuto a nessuno,a nascondere le lacrime,perché il pianto non risolve nulla,e in particolare a non cedere per alcuna ragione. Ho sempre fatto tutto in autonomia,e ora più che mai ho bisogno di vincere questa battaglia da sola,affinche’ io possa dire”Brava,non hai fallito,ce l’hai fatta”. Mio padre è tornato in un momento particolare della mia vita,e sebbene non possa capire fino in fondo ciò che provo,sono contenta che mi sia accanto.
Sto imparando a conoscere mio padre dopo 12 anni di assenza. Non è semplice,perché ci sono ancora tante questioni irrisolte che ho paura a raccontare,e affrontare. È difficile ma entrambi ci stiamo impegnando,soprattutto lui. A volte magari gli capita di inciampare,ma nonostante cio’ sta cercando di essere il più presente possibile,anche solo attraverso piccoli gesti. Non ci diciamo mai nulla apertamente,perché non ne siamo capaci,ma entrambi sappiamo tutto quello che c’è da sapere. Io so e lui sa. Questo è l’importante.
Dopo 12 anni di assenza io e mio padre ci stiamo concedendo una seconda possibilità.
Ciao papà,sono Letizia,tua figlia,oggi ho 20 anni e con il tempo sto provando a perdonarti,e quando ci sarò riuscita,spero di avere la forza di perdonare anche me stessa.
Questa storia la dedico a noi
A un padre e una figlia che non si sono amati
A un padre e una figlia che si sono persi e ritrovati
A un padre e una figlia che hanno avuto il coraggio di ricominciare
A noi:come padre e figlia
Letizia
