Il tredicesimo battito

Ho scritto una storia,la mia. Ti chiedo scusa anticipatamente se certi passaggi logici ti appariranno confusi,sconnessi,poco chiari;sappi però che è stato voluto. Ho scritto senza riflettere molto,poiché nel caso in cui mi fossi fermata a ragionare eccessivamente,non avrei ottenuto il risultato desiderato. In questa storia sono stati omessi consapevolmente molti eventi,situazioni,dinamiche. Credo fermamente che determinati dettagli debbano essere custoditi,e conosciuti solo da me e in alcuni casi da chi mi è stato accanto. Ho voluto raccontarti la mia storia,ma allo stesso tempo preservarla,proteggerla; bisogna avere sempre rispetto di ciò che si è vissuto. Questo racconto non vuole essere altro che un viaggio all’interno delle mie emozioni,di una piccola parte del mio mondo,della mia vita,nulla di più. Ci ho messo l’anima in ogni singola parola che ho scritto. Buon viaggio !

AGOSTO 2017

Si è presentato in un pomeriggio afoso d’agosto,improvvisamente,senza un reale motivo. Lo ammetto,quando si è manifestato,non sono stata colta da grandi preoccupazioni,in quanto ero convinta si trattasse solo di un periodo di confusione,di sconforto destinato presto a concludersi. Non credevo invece che potesse rappresentare un avvertimento a cio’ che successivamente mi sarebbe accaduto. Non immaginavo assolutamente che mi avrebbe sconvolto totalmente la vita.

Da dove cominciare ? Sinceramente non lo so nemmeno io. Ogni evento si è svolto ed é mutato gradualmente senza che io ne fossi totalmente cosciente. Sono caduta nel modo peggiore in cui una persona possa mai cadere. Ho toccato il fondo e non ho trovato la forza per rialzarmi. Sono stata trascinata in un oblio oscuro,profondo. Pensavo di aver conosciuto sufficientemente bene il dolore fino a quando però non ho incontrato lui. Nulla è paragonabile,straziante quanto questo. È un dolore inspiegabile,subdolo. Si insinua nei tuoi pensieri,nelle tue abitudini e infine ti lacera l’anima,ti divora. Si porta via tutto,compresa te stessa e tu,inerme,indifesa,impotente lasci che agisca,che ti trapassi.

Sai quali sono state le prime domande che mi sono state poste quando ho espresso ciò che stavo attraversando ? <<Perché è successo? È accaduto qualcosa di particolare ? Cosa ti manca ? Tu in fondo hai tutto>> Io allora ogni volta rispondevo che ciò che si vede,e si pensa di sapere,non corrisponde quasi mai all’effettiva realtà e soprattutto verità. Esistono motivazioni,malesseri,ferite ben più viscerali e complesse di quelle che si possono anche solo minimamente immaginare. Vi sono dei dolori passati e presenti impossibili da comprendere anche alla persona stessa che li sta vivendo. Quindi no,non sono in grado di replicare in modo esauriente a tali domande,però in compenso conosco la risposta a tutti gli altri interrogativi.

So cosa significa rimanere sveglie fino a notte inoltrata,perche’ i demoni interni non ti lasciano tregua,e so cosa vuol dire alzarsi la mattina con le lacrime che bagnano il viso. Non hai idea di quante volte sia arrivata in ritardo all’università a causa della mia incapacita’ di muovermi,di reagire. Non sono mai stata brava a raccontare bugie,ma con il tempo ho imparato ad esserlo e non sai quanto mi sia costato. Per tutte quelle volte in cui ho dovuto trovare scuse plausibili che giustificassero i miei dinieghi,il mio nervosismo,gli occhi lucidi,la mia stanchezza e le corse improvvise fuori dall’aula per poi ritornare e sedermi al mio posto come se nulla fosse successo. È stato difficile,pesante,e a tratti ingestibile.

Conosco molto bene il senso di perdizione e l’ansia che ti assale quando sei circondata da troppe persone. Ti senti soffocare,vorresti scappare,salutare tutti e dire :”ragazzi scusate,grazie per la compagnia,ma devo proprio andare”. Ciò però non è possibile,stasera sei con i tuoi amici e non puoi rovinare tutto,solo perché tu stai nuovamente male.Quindi cosa fai? Provi a non riflettere,sorridi e cerchi di interiorizzare ripetendoti “ora passerà”. E invece non si placa,perché nel momento in cui arrivi a casa,il tuo subconscio si scatena,e i tuoi pensieri iniziano a materializzarsi. Vorresti addormentarti,non pensare,almeno per questa notte,ma non ti è concesso; e allora inizi a scrivere,perché è l’unica cosa che insieme alla lettura ti fa sentire meglio,ti tranquillizza. La luci della notte si allontanano per lasciare spazio a quelle del giorno,che tu però non riesci a vedere, un po’ come il tuo riflesso.

Sai,ho incominciato a riprodurre l’immagine di me stessa nella mia testa,poiché non ero più in grado di osservare quella figura:mero prodotto di un’opera difettosa,imperfetta che necessitava di essere eliminata,cancellata il più in fretta possibile. Uno sbaglio,un errore,niente altro. Ho trascorso intere giornate a piangere,urlare con tutte le mie forze. Ho odiato profondamente ciò che ero costretta ad osservare ogni maledetta mattina,mi vergognavo per ciò che ero,non riuscivo a trovare pace. E così ad un tratto sono cambiata. Io che non ho mai mai avuto il controllo su nulla,ho iniziato a controllare ogni minimo aspetto della mia vita anche il più banale. È assurdo vero ? Non ci credi,eppure è successo. Ho imparato a trattenermi,e ho acquisito una forza di volontà che non pensavo nemmeno di possedere. Sono diventata una macchina impostata,schematizzata,perfetta,pronta a eseguire ciò che era già stato prefissato.Almeno in questo sono diventata brava.

Non so rispondere alle domande che mi vengono poste,però conosco la risposta a tutti gli altri interrogativi. So cosa vuol dire allontanare chi ti vuole bene,e chi tenta di aiutarti,solo perché vuoi proteggerli dal male che ti sovrasta. Vuoi che nessuno di loro soffra a causa tua,perché non è ciò a cui aneli e quindi li eviti. Ignori i consigli,e tutto cio’ che ti viene proposto per cercare di starti accanto. Tutti sono convinti che a te non interessi delle preoccupazioni che sei in grado di dare, ma non sanno che ti distruggi ogni volta che leggi nei loro occhi il senso di impotenza che provano nel vederti soffrire.

Ho conosciuto la paura,il terrore e non hai idea di cosa significhi tremare per ogni più piccolo ed impercettibile gesto. Non vuoi che nessuno veda,che nessuno sappia. Hai paura di come le persone possano reagire,comportarsi. Ogni movimento,avvicinamento ti provoca un brivido che si tramuta subito in ansia,fastidio,dolore ma che viene sempre confuso con l’incapacità di non provare piu’ emozione. La verità però è che sento tutto,forse troppo.

Spesso mi sento ripetere che dovrei voltare pagina e lasciarmi tutto alle spalle,ed è proprio in tali circostanze che vorrei dire che non è così semplice. L’oblio mi trascina,sempre piu’ a fondo. Sono divisa in due. A volte desidererei davvero poter ricominciare,ma poi mi ricordo che la mia battaglia non è ancora conclusa, che non ho terminato la mia pena. E poi c’e’ un altro problema: se io mi separassi da lei,cosa resterebbe di me? Niente,solo cenere. Io esisto solo grazie a lei,senza non sono nulla. È un pezzo integrante della mia persona,fa parte di me,e io di lei. Se svanisse,io non saprei più come proseguire. La verità è che ho paura di lasciarla andare.

Vorrei raccontarti e spiegarti tutto il resto,ma sarebbe troppo,e poi tu non capiresti. Te ne andresti,come tutti. Vorrei raccontarti l’altra metà della mia vita,ma le parole mi si bloccano in gola e la mia mano non mi consente di continuare a scrivere. Mi devo fermare. Vorrei raccontarti interamente la mia storia,ma non posso.Un giorno forse ci incontreremo,ci daremo appuntamento in un bar e davanti a una tazza di caffè caldo e una brioche ripiena appena sfornata,ti spiegherò cosa ho vissuto.Ti permettero’ di leggere la mia anima,il mio dolore,di entrare nel mio mondo e ti raccontero’ di come avrò trovato la forza per lasciarla andare per poter ricominciare finalmente a vivere.

Te lo raccontero’,ma non oggi. Adesso lascio che siano queste poche righe a dare libera voce a quello che mi porto dentro. Immaginero’ che tu le stia leggendo con una tazza di caffè caldo in mano…la brioche per il momento può aspettare.

Letizia

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