Flusso di coscienza

Ciao a tutti,
mi chiamo Letizia, fra due mesi compirò 22 anni, frequento il secondo anno all’università di Scienze Infermieristiche,ho pochi ma veri amici di cui mi fido,sono cresciuta in un ambiente pregno di cultura e con una famiglia che mi ha sempre voluto bene. Se voi doveste basarvi su quanto avete appena sentito,pensereste sicuramente che non ho alcun tipo di problema. Se invece la vostra attenzione si dovesse spostare sulle mie braccia,sulle mie gambe,direste che sono sottopeso e che dovrei mangiare un bel piatto di pasta al sugo. E se invece entrambi gli approcci fossero sbagliati,come reagireste? Se vi dicessi che al di là delle parole,della corporeità, si nasconde un malessere ben più profondo,mi credereste ? Facciamo una prova.
Provate per un momento a chiudere gli occhi immaginandovi di essere a Teatro,seduti in platea,pronti ad attendere l’attore che salirà sul palco. Di lui non sapete nulla se non che cercherà di raccontarvi una storia intensa,vera,difficile. Non dovrete fare altro che lasciarvi trasportare dalle sue parole e dalle emozioni. Terminato l’esperimento,ognuno di voi potrà aprire gli occhi e trarre le proprie conclusioni.. Buon ascolto

Ciao a tutti,
mi chiamo Letizia,ho 19 anni e in queste settimane ho iniziato ad andare a correre, a fare esercizi a corpo libero ad allenarmi in spiaggia e a seguire una dieta. Non ho alcuna fissa,quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi, il mio scopo è solo quello di tonificare un po’ i muscoli e mantenermi in forma.
Durante queste settimane di allenamento mi sto accorgendo che la pancia è divenuta piatta,le cosce sono leggermente meno grosse e ad essere sincera così mi piaccio di più. Ovviamente se voglio continuare ad ottenere simili risultati,non dovrò più mangiare tutto ciò che mi farebbe prendere chili come la pasta o i dolci. Devo essere più selettiva sugli alimenti,e più rigorosa e determinata negli allenamenti. Devo e voglio pretendere maggiormente da me stessa. So che posso farcela.
Ho perso il controllo, sto male,non mi sento bene. Ho un malessere interiore che non mi dà tregua. Ho fallito,ho perso. Oggi il mio sogno si è infranto:non ho superato il test di medicina,e di conseguenza non diverrò mai un medico specializzato in oncologia pediatrica. Sono una nullità,una perdente,ho deluso me stessa,la mia famiglia. Se solo mio papà lo sapesse,chissà cosa penserebbe di me. Mi manca: papà dove sei ? Perché te ne sei andato ? Perché mi hai abbandonata? Ci deve essere pur un modo per farti tornare da me ed io,forse, lo conosco.

Perché nessuno mi capisce? Mamma e papà sono preoccupati per me:continuano ad assillarmi,a pormi domande,a costringermi a mangiare e a pesarmi davanti a loro,ma io non voglio. Adesso hanno anche deciso che devo essere visitata da uno psichiatra,poiché la situazione con il tempo potrebbe divenire critica,ma io non voglio. Desidero solo essere lasciata in pace.

E’ trascorso qualche mese dalla visita con lo psichiatra e niente è mutato. Il dottore mi ha suggerito di rivolgermi al centro pilota DCA delle Molinette,perché lì potrei essere aiutata. Ho deciso di ascoltare il suo consiglio ed è per questo che oggi ho avuto il primo colloquio con le psichiatre;quest’ultime mi hanno diagnosticato un disturbo che io non voglio nemmeno nominare,poiché so che non mi appartiene. Io non ho alcun problema. Io sto bene. Non ho bisogno di nessuno.

Stasera mamma e mia sorella mi hanno trovata distesa davanti al gabinetto;mamma ha telefonato a papà e insieme mi hanno detto che, se domani non chiamerò di nuovo il centro,richiederanno di farmi un TSO. Li odio,io sto benissimo.
E’ da qualche mese che sono seguita dai medici e onestamente va sempre peggio. Piango,mi irrito per qualsiasi cosa,non ascolto,non seguo ciò che mi viene suggerito,non sono collaborativa,rifiuto gli aiuti concessi innalzando continue barriere. Non voglio mangiare,non voglio seguire il piano alimentare,non voglio smettere di allenarmi. Io sono una grassona,faccio schifo e se voglio stare bene,devo perdere peso e perseguire i miei obiettivi. Nessuno potrà fermarmi.

Voglio morire. Sto male. Ho un malessere interiore che mi attanaglia l’anima,sono sfinita,esausta. Sono cattiva,crudele. Ho bisogno di amore,ho bisogno di condividere opinioni,pensieri con qualcuno,ho semplicemente bisogno di amore. Perché allontano tutti,perché nessuno si avvicina,perché non vengo ascoltata ? Sono cattiva,sono crudele. Devo purificarmi dalle colpe commesse e l’unico modo che conosco è vedere sgorgare il sangue dalle mie vene. Voglio morire. Odio la vita. Odio me stessa
Ieri le psichiatre mi hanno proposto un percorso intensivo: si tratta di un ricovero diurno di sette ore nelle quali sarò seguita costantemente da un’equipe di medici e infermiere con cui parlerò e farò innumerevoli attività. Ho deciso di accettare la proposta,seppur con fatica e con poca convinzione.
Sto cercando di ambientarmi in day hospital: qui ci sono tante regole come l’uso vietato del cellulare, che viene rigorosamente spento e messo in un cassetto,leggere,parlare di temi riguardanti il cibo o le malattie psichiatriche,oppure stare seduti non facendo attività fisica. L’aspetto positivo però è che insieme a me ci sono altre cinque ragazze che hanno già iniziato il percorso e che si sono dimostrate molto gentili nei miei confronti. In day hospital svolgo tante attività differenti come giardinaggio,musicoterapia,gruppo make up,gruppo corporeità, psicoterapia di gruppo e individuale;in generale la psicoterapia mi sta aiutando: ho bisogno di parlare,di sfogarmi,di capire chi sono stata e chi sono ora. C’è un momento però durante la giornata che per me è deleterio: il pasto. Non appena vedo il cibo,inizio ad impazzire: sminuzzo,pulisco ogni singolo alimento:,sono ossessionata,ho paura che il cibo sia stato contaminato e soprattutto ho il terrore di ingrassare. Osservo alcune delle ragazze che tra poco verranno dimesse e noto proprio la loro tranquillità nel gestire la situazione e nel modo che hanno di approcciarsi alla vita. Chissà se un giorno anche io sarò così; prima però di domandarmi questo,devo chiedermi una cosa: ma io voglio davvero guarire ?
Non sto migliorando,le mie condizioni fisiche e psichiche stanno peggiorando: svengo per strada,mi irrito per qualsiasi cosa,piango sempre provando un senso di solitudine enorme. Considerate le circostanze,i medici sono riusciti,dopo svariati tentativi, a convincermi ad accettare il ricovero 24 ore su 24. Non so quanto tempo starò,so solo che stasera dovrò preparare la valigia. Forse dentro di me sono riuscita ad ottenere ciò che volevo.
Sono qui,in reparto,chiusa tra queste mura e mi sento soffocare. Ogni porta,finestra è blindata,l’unico spiffero di aria entra da una parte della tettoia della veranda e basta. Non posso uscire nemmeno per andare al bar se non sono accompagnata da qualcuno,non posso fare niente,mi sento in prigione. Per colmare il cratere che mi porto dentro,scrivo: la scrittura da sempre mi ha salvata,è la mia unica valvola di sfogo,senza non potrei vivere. Mi manca lo studio,mi mancano i miei amici;sto male ma allo stesso tempo sto bene. Papà si è avvicinato a me,mi viene a trovare tutti i giorni,e insieme dopo tanti anni stiamo costruendo un rapporto. Sono felice anche se c’è un pensiero che non riesco a togliermi dalla testa.”Davvero ho dovuto arrivare al ricovero totale per poter riavere mio padre accanto ? Davvero ho dovuto ridurmi in questo stato per poter finalmente sentirmi legittimata a dire al mondo,a chi mi conosce,quanto soffrissi ? Ho innumerevoli domande e nessuna risposta. Perché è tutto così difficile? Perché è successo a me ? Ho paura.
Non voglio più vivere così,non è questa la vita che voglio. Desidero realizzarmi, viaggiare,imparare,leggere tutti i libri che ancora non ho letto e scrivere. Non voglio più essere pelle e ossa. Sto iniziando a capire che forse ho un problema e devo iniziare ad affrontarlo. Non posso più far finta che non esista,voglio curare la mia anima.
E’ S. Stefano e oggi ho mangiato il mio primo piatto di patate:mi sono emozionata,è stato bello. In questi giorni trascorsi in montagna con la mia famiglia,sto riflettendo molto su quanto male io mi sia inflitta negli ultimi anni,e su quanto il mio passato mi abbia disintegrata. Non posso più negare a me stessa ciò che provo e che sono. E’ difficile ammetterlo,ma devo farcela.

Mi chiamo Letizia,fra due mesi compirò 22 anni e sono malata: soffro di Anoressia Nervosa. Finalmente sono riuscita a pronunciare tale frase ! Sto incominciando a prendere coscienza e consapevolezza dell’estremo malessere che mi sono portata dentro in questi due anni e mezzo. Negli ultimi giorni ho preso una decisione:ho scelto di combattere la malattia. So che il percorso è e sarà faticoso,complicato; ci saranno ancora numerose ricadute,ma ad oggi sono pronta ad affrontarle. La malattia mi ha portato via tutto ciò che amavo ed ora sto cercando di riprendermelo. Ho compreso che anche io posso avere un posto nel mondo,ho capito che devo fidarmi e affidarmi ai medici: loro sono qui per aiutarmi. Ho capito chi sono e grazie alla psicoterapia lentamente sto tentando di rimettere insieme i pezzi della mia vita. So che non sono sola. So che se voglio,posso cambiare la rotta della mia navigazione. So che posso essere felice,so che non è la malattia a identificare la mia persona. Io non sono un numero,non sono delle inutili ossa,io sono altro,io sono molto di più.
Ed ora mi rivolgo a voi: a voi che state vivendo tale incubo da cui pensate che non esista una via di uscita. A voi dico di non mollare: non è vero che ormai siete e sarete condannate a vivere per sempre con l’ossessione di quante calorie avete ingerito,di quanti chilometri avete fatto, di quanto le vostre gambe siano troppo grosse o i vostri fianchi troppo in rilievo. So che ora vi sembra impossibile da credere,ma vi assicuro che c’è un modo per poter risalire. Inizialmente sarà difficilissimo:faticherete,piangerete ma sarà proprio in quel momento che non dovrete arrendervi: continuate a lottare,a sviscerare la vostra vita,urlate,entrate in contatto con il vostro dolore fino in fondo senza riserva alcuna. Urlate al mondo la vostra disperazione e poi risalite .Fatevi aiutare,cercate di lavorare su voi stesse,sulle vostre potenzialità,perché ognuna di noi le ha,e sulle vostre fragilità. Cercate di focalizzarvi su cosa davvero vi renda felici: concentratevi sul dentro e non sul fuori. L’anoressia vi ha ucciso,ma vi ha anche reso più forti. Non lasciatevi sopraffare dai periodi bui,ma anzi,sfruttateli per comprendere quali possano essere le cause del vostro malessere. Non siete condannate per sempre a vivere nell’anoressia,nessuna lo è. Risalite,brillate,rifiorite. Potete farcela ! Siate libere, strappate quelle catene e incominciate a volare!
Mi chiamo Letizia,
fra poco compirò 22 anni,da quindici giorni sono stata dimessa dal day hospital ma continuo comunque ad essere seguita in ambulatorio al centro pilota DCA delle Molinette. Non sono guarita,la mia vita è una continuo mare in tempesta,però sto imparando a navigarlo. Non sarà mai grata abbastanza ai medici e alle infermiere per ciò che hanno fatto per me. Il percorso riabilitativo è durato 1 anno e due mesi: è stato difficile,spesso insopportabile ma in quel periodo ho conosciuto per la prima volta Letizia e la sua vita in ogni sua più piccola sfumatura e sfaccettatura. Non sono guarita,ma ad oggi sono più motivata e positiva. Ho paura del futuro,ma non voglio pensarci. Voglio imparare a vivermi ciò che mi accade senza proiettarmi sempre su ciò che verrà dopo.
Voglio vivere
E voglio vivere nel qui ed ora.


Con amore e speranza
Letizia Gallone

23 LUGLIO 2017
6 LUGLIO 2019
2 AGOSTO 2019

28 FEBBRAIO 2020. Giorno delle dimissioni

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