Il sangue di Euridice

L’anima di Euridice grida dolore

un dolore che non ha forma

così come colei che lo invoca

un dolore atroce,inascoltato

così come quello pronunciato

in quell’inverno passato.

A te

dedico la mia carne

la stessa che per tanto tempo hai bramato di avere,di possedere.

Ecco,ora è tua: fanne buon uso

A te

dedico la mia carne

che tanto hai toccato con mani egoiste,con avida passione

A te

dedico la mia carne

È tua,esponila,mostrala

come un cavaliere trionfante.

A te

dedico la mia carne,

e il mio dolore

lo stesso di cui non hai avuto rispetto

A te

dedico la mia carne

e il tremore di quelle gambe

che non hai saputo accarezzare,sfiorare

A te

dedico le grida indigeste

tra quelle lenzuola avverse

A te dedico lo strazio interiore

a cui non ho saputo dare un nome

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni ho sentito un dolore ancestrale,

lo stesso dolore che vorrei poter scordare

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni ho visto il tormento di un’anima in fiamme

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni ho visto il tormento di una donna

che credeva di essere Donna

ma che è divenuta carne da macello

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni ho rivissuto il mio vissuto

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni ho vissuto

Negli occhi,nei sospiri,negli affanni…

Euridice: questo è il mio nome.

Letizia Gallone

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